INVECCHIARE E' UN'ARTE DIFFICILE - UNA CONVERSAZIONE CON MARCO TRABUCCHI

 

FIRENZE - Ci sono 161,4 anziani ogni cento giovani. Persone che invecchiano e si rendono conto che farlo “è un’arte difficile”, per parafrasare il titolo della sessione inaugurale del 17° Congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria in programma dal 30 marzo al primo aprile a Firenze.

Professor Trabucchi, perché la scelta di sottolineare le difficoltà di un’arte che, a giudicare dai numeri, è “praticata” da un numero crescente di persone?
L'Associazione Italiana di Psicogeriatria dedica la seduta inaugurale del proprio 17° Congresso Nazionale ad un argomento centrale per i processi di invecchiamento: lo stile di vita passato e presente determina in buona parte la condizione di salute psicofisica di chi invecchia. Quindi dare attenzione alle modalità con le quali ogni donna ed ogni uomo ha trascorso e trascorre il tempo di vita è il punto di partenza per costruire una terza e quarta età in salute.
In premessa si deve ricordare che le scelte che caratterizzano una vita sana non sono mai facili (“Invecchiare è un arte difficile”, come indica il titolo della sessione); infatti il tempo passato è caratterizzato da fattori, quali il lavoro, l'ambiente, le relazioni, gli stili di vita, nei quali si mescolano momenti positivi e momenti negativi, alcuni determinati da scelte volontarie, altri da circostanze immodificabili, condizioni fortunate e sfortunate, ecc. Il tentativo degli studi più avanzati in questo campo è quello di analizzare i singoli aspetti, ben sapendo che interagiscono tra loro in modo complesso, secondo regole che non possono essere predeterminate. Occorre quindi evitare interpretazioni semplicistiche, puntando invece ad una comprensione del singolo individuo e della sua storia attraverso una corretta valutazione multidimensionale (anche se alla fine la sintesi operativa rispetto alle cure da attuare deve essere lasciata al singolo operatore).

Lavoro intenso, povertà degli ambienti di vita, solitudine e stili di vita insalubri sono le quattro condizioni che potrebbero condizionare l’invecchiamento dell’individuo. Il Congresso li considera “aspetti critici”. Per quali ragioni?
Il lavoro intenso è stato un aspetto che ha lasciato segni negativi sulla struttura psicofisica di chi invecchia, oppure ha allenato la persona ad una continua risposta alle difficoltà, allenamento utile anche in età avanzata? Ovviamente i lavori usuranti hanno esercitato azioni negative sulla struttura fisica e psichica dell'individuo; ma dove si colloca il confine tra una stimolazione positiva ed una dannosa? Non vi sono risposte precostituite né scale di valutazione con precisi cut-off; è la vita che nel suo insieme non può entrare in schemi precostituiti, anche nell'epoca degli algoritmi più avanzati.
Per quanto riguarda l'ambiente povero e inospitale è noto quanto eserciti in generale un'influenza negativa sulla salute e sulla durata stessa della vita. Il punto critico è identificare se vi siano meccanismi di resilienza esogeni o endogeni che permettono all'individuo di gestire positivamente la propria posizione anche in ambienti esterni altamente patogeni, ad ogni età, ma soprattutto in età avanzata.
La solitudine non ricercata ma imposta dalle circostanze è un altro aspetto estremamente negativo in ogni fase della vita, in particolare in età avanzata, quando l'accompagnamento, la vicinanza, il supporto sono fondamentali per vivere bene e a lungo. E' interessante su questa linea osservare come le persone che sopravvivono ad una vita in solitudine siano mediamente più sani rispetto al resto della popolazione, perché certamente è avvenuto un meccanismo di selezione. Ma la maggior parte, purtroppo, ha rinunciato a vivere.
Gli stili di vita insalubri rappresentano un altro scoglio per una vecchiaia in salute. L'attività fisica e mentale, una corretta alimentazione, il ricorso attento, ma senza dipendenza ai servizi sanitari sono aspetti diversi di modalità che portano ad una lunga vita. Ma non è mai troppo tardi per iniziare e per correggersi; anche se è “un'arte difficile” cambiare atteggiamento a 70 anni, è necessario insistere sul concetto che alcuni benefici a vari livelli possono sempre essere raggiunti.

Le circostanze della vita – povertà, ma non solo – possono interagire con la struttura genetica della persona?
Come si può constatare dalle righe precedenti, non si tratta di aspetti tra loro separati, perché nel tempo di vita una persona può aver contemporaneamente sperimentato un lavoro pesante, aver vissuto in una ambiente povero e inospitale, da solo e senza osservare le regole di uno stile di vita salubre. Il punto cruciale è capire come queste circostanze interagiscono con la struttura genetica della persona per produrre le risposte di salute, ma, in particolare, come è possibile intervenire anche in età avanzata per permettere una resilienza dell'individuo che così si sottrae -almeno parzialmente- ad una storia negativa. Il tutto deve essere considerato alla luce di interventi nel singolo e nella collettività che portino a ipotizzare un invecchiamento in buona salute. La medicina personalizzata -come auspicato per il prossimo futuro- dovrà agire sul piano del counselling e su quello delle azioni concrete, avendo chiari i propri limiti, quando gli eventi hanno raggiunto il livello di non ritorno, ma anche le proprie responsabilità quando è possibile intervenire per modificare la traiettoria di una vita. Ovviamente il compito più importante è prendersi cura della persona che invecchia, preoccupandosi prima di tutto di garantire una serenità di fondo, che permette di guardare senza pessimismo ai compiti che ciascuno si deve assumere per modificare il proprio percorso. Quest'ultimo è forse il dovere principale di chiunque voglia esercitare un'azione di cura nell'individuo in età avanzata, tenendo conto della sua storia e delle capacità attuali di resilienza rispetto ad una lunga storia.

 

PROFESSOR MARCO TRABUCCHI
PRESIDENTE AIP – Associazione Italiana di Psicogeriatria